Dicono che il tempo cambia.
Dicono che aggiusta le cose come una mano paziente, che leviga gli spigoli, che insegna a dimenticare.
Io non lo so se sia vero. So solo che il tempo passa, e nel suo passare lascia tracce più che risposte.
Cambia la luce con cui ci guardo dentro.
E non sono i fatti, non sono le parole dette o taciute, ma il modo in cui lui mi abita.
Alcuni ricordi diventano più leggeri, come se avessero perso peso per strada. Altri, invece, maturano in silenzio e tornano a bussare quando abbasso la guardia.
Il tempo non cancella: riorganizza.
Sposta il dolore in angoli più sopportabili, lo rende meno rumoroso ma più profondo.
Mi insegna che certe ferite non chiedono guarigione, ma spazio. Che convivere non è arrendersi, è imparare una nuova forma di equilibrio.
Cresco, dicono.
Dicono che con il tempo io cresco.
Ma crescere non è diventare più forti: è diventare più sinceri.
Crescere con le mie fragilità, con i desideri che cambiano nome, con le paure che smettono di nascondersi. Il tempo mi ha tolto molte certezze, è vero, ma in cambio mi ha lasciato domande più importanti.
A volte mi guardo allo specchio e riconosco solo a metà chi sono.
L’altra metà è fatta di ciò che ho perso, di ciò che non sono diventato, di strade interrotte. Eppure anche questo sono io. Anche questo mi appartiene.
Dicono che il tempo cambia.
Forse è vero, ma non come pensavamo.
Non ci salva, non ci riscrive: ci svela chi effettivamente siamo.
Ci insegna a restare, anche quando vorremmo fuggire.
Ci accompagna nel lento, imperfetto atto di diventare umani in questa nostra breve vita.